Giorno della Memoria, gli Invisibili nella Berlino nazista: la vera storia

Hanni, Cioma, Ruth e Eugen. Sono loro i quattro ragazzi ebrei che sono riusciti a salvarsi dal terrore della Berlino nazista della Seconda Guerra Mondiale. Una storia vera, raccontata tra film e documentario dal regista Claus Räfle: Gli Invisibili arriverà nelle sale dal 25 al 27 gennaio, evento speciale di Lucky Red in occasione della Giornata della Memoria. Una vicenda che in pochi conoscono, arrivata dopo anni di ricerche da parte del regista, che ha rivelato la vera storia dei quattro giovani.

Hanni, salvata dalla bigliettaia del cinema

Era il 1924 quando nacque Hanni Weissenberg, in una casa del quartiere di Tempelhof a Berlino. Una vita immediatamente complessa: il trasferimento nel 1931 a Kreuzberg e la morte del padre nel 1940, per le complicazioni legate all’essere costretto ai lavori forzati. Due anni dopo morì anche la mamma di Hanni: la ragazza iniziò così la sua vita in fuga. Fuggita all’arresto a soli 17 anni, la giovane entrò in clandestinità a Berlino con l’aiuto di alcuni conoscenti. Fondamentale il suo incontro con la bigliettaia del cinema di Nollendorfplatz che la ospitò nel suo appartamento fino alla liberazione di Berlino: Hanni vive dal 1946 a Parigi.

Un passaporto falso e la salvezza

Cioma Samson Schönhaus viveva con i suoi genitori in Sophienstrasse nel quartiere berlinese di Mitte. I suoi studi di grafico, iniziati negli anni ’30, furono brutalmente interrotti dagli eventi dell’epoca. Arrivò la condanna ai lavori forzati: Cioma fu fu l’unico membro della sua famiglia a non essere deportato. A 20 anni il ragazzo riprese in mano la tua vita, e cominciò a falsificare passaporti: nuove identità per i berlinesi in fuga. La Gestapo era sulle sue tracce, ma Cioma, proprio grazie a un passaporto militare falso, riuscì a varcare i confini con la Svizzera e a rifugiarsi in una terra neutrale. Lì è rimasto fino alla sua morte, arrivata nel settembre del 2015.

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In clandestinità con tutta la famiglia

Clandestina dal 1942, lei, nata nel 1922, e tutta la famiglia. Una vita complicata quella di Ruth Gumpel (nata Arndt): i continui spostamenti portarono la ragazza e la sua famiglia, grazie all’aiuto di alcuni conoscenti, a riuscire a sopravvivere pur restando a Berlino. Un amico non ebreo aiutò la ragazza a trovare un impiego come domestica nella casa di un ufficiale della Wehrmacht, a Wilmersdorf: qui, tra prelibatezze e alcool di contrabbando, la giovane aveva uno stipendio e riusciva a procurarsi cibo per i suoi cari. Tutta la famiglia emigrò poi negli Stati Uniti dopo la guerra. La Gumpel ha vissuto vicino a San Francisco fino alla sua morte nel 2013.

Eugen e la Resistenza

L’ultima storia è quella di Eugen Friede, figlio di una madre ebrea il cui marito cristiano era dunque il suo patrigno. All’epoca c’erano leggi sui matrimoni misti: la Gestapo non poteva arrestare la madre, ma avrebbe potuto arrestare Eugen. La clandestinità per il ragazzo arriva nel 1943, subito dopo la famigerata retata delle fabbriche: il giovane si unì in seguito al gruppo della Resistenza guidato dal combattente ebreo Werner Scharff. Durante gli anni della guerra Eugen aiutò Scharff a distribuire volantini a Berlino per informare la gente sui crimini nazisti. Il gruppo si impegnò anche a smascherare informatori ebrei ai quali spettava il compito di denunciare gli ebrei che vivevano sotto copertura. Fu catturato dalla Gestapo nell’inverno 1944–45 e condotto all’ultimo campo di internamento nella Iranische Strasse: la liberazione di Berlino gli salvò la vita. Oggi Friede vive vicino a Francoforte.

Quattro ragazzi, una storia vera

Claus Räfle ha sapientemente riportato in vita la storia dei quattro ragazzi. Una storia vera, quella di Hanni, Cioma, Ruth e Eugen, raccontata per non essere dimenticata. Arriva in occasione della Giornata della Memoria 2018 Gli Invisibili, nei cinema dal 25 al 27 gennaio, evento speciale Lucky Red.

2018-01-10T15:15:20+00:00